Chi mi conosce bene sa che dico sempre solo la metà di quello che vorrei dire e solo la metà della metà risulta comprensibile. Il che, lo ammetto, è una valutazione generosa delle mie capacità comunicative.

martedì, luglio 31

La canzone di IRENE GRANDI "Bruci la città", come ormai certificato da molti, è la canzone dell'estate. E' stata scritta da Francesco Bianconi dei Baustelle, uno dei miei gruppi italiani preferiti. Sarei troppo curioso di sentirla cantata da Rachele, la vocalist del gruppo.

La canzone era stata esclusa dalle selezioni dell'ultimo Sanremo, dove si piazzarono tra i primi tre Albano e Piero Mazzocchetti. Ma vi rendete conto?

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lunedì, luglio 30

Sabato sera siamo andati a LUCCA a sentire il concerto degli Steely Dan. Sono forse la band preferita di Marco. Io invece, devo essere onesto, li conoscevo poco. Conoscevo i pezzi più famosi come "Do it Again", soprattutto per la cover di Tori Amos. In ogni caso anche per chi non li ha seguiti è impossibile non essere a conoscenza della loro fama:di intellettuali del rock, maniacali e ossessivi, estremamente critici e professionali con i loro collaboratori che spesso hanno lasciato il progetto sull’orlo di una crisi di nervi. Visto questi presupposti mi aspettavo un concerto freddo, perfetto e manieristico. E inoltre mi immaginavo una platea di quarantenni, un po’ svogliati e interessati solo alla perfezione del suono e non all’energia.

Mi sono dovuto del tutto ricredere! Non avete idea dell’energia che hanno saputo dare e soprattutto creare. Certo i fan li aspettavano in Italia da oltre 30 anni e questa è stata la prima e unica data nel nostro paese. La sezione fiati si abbandona ad acrobatiche contorsioni per inseguire gli accordi di canzoni complicatissime e lunghissime. Le coriste sono delle vere e proprie potenze della natura e, giustamente, gli si lascia cantare per intero un pezzo. Il batterista è forse il migliore che io abbia mai sentito dal vivo. Certi assoli di tastiera o di chitarra dei due sono quasi delle singole canzoni. Ma nonostante tanta precisione e ispirazione, riescono anche miracolosamente a fare uno spettacolo pop, nel senso migliore del termine. Anche senza sfruttare l’indiscussa hit "Do it again". Dentro si trova di tutto: dal pop, al rock, al jazz, al blues. Una scaletta che ha voluto esaltare gli anni ’70, gli anni in cui in compagnia di Don Mclean, Bart Bacharard, Joni Mitchell (per citarne alcuni) cercavano di tenere alto l’onore della musica americana. Gli anni in cui era difficile proporre la loro musica perché il mood imponeva lo slancio eversivo del progressive, la nascita del fusion per non parlare del successo popolare della disco e del punk. Ma come sempre accade la cosa migliore è non seguire le mode. Solo a pochi però riesce addirittura di anticiparle. E allora sabato sera a Lucca ho capito come tanti gruppi che ho amato in questi anni debbano necessariamente pagare pegno a questa formazione.

Voto: 4 stelline (su cinque)

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lunedì, luglio 23


Ci sono delle giornate che sono, scusatemi il termine inflazionato, catartiche. Giornate in cui tutto quello che c’è stato prima sembra essere stato funzionale a portarti esattamente in questo momento. Tutto aveva un senso e serviva per creare i presupposti per arrivare a questo traguardo.

Sabato è stata una di quelle giornate. Sono andato a vedere il concerto di Bjork a Villa Manin a Codroipo (Udine). Già andare ad un concerto di un’artista che segui da 15 anni ti fa inevitabilmente ripensare a tutte le emozioni e avvenimenti che hanno avuto la sua musica come colonna sonora.
Io e il mio fidanzato ci siamo andati in compagnia del mio ex e del suo rispettivo compagno.
Ecco anche con il mio ex sabato ho provato, dopo 10 anni che ci siamo lasciati, la sensazione di pace e tranquillità. Avete presente? Quand’è che siamo nel punto giusto per noi e per gli altri? Quand’è che Dio ci da ragione che ci conferma che è così, che è proprio così che doveva andare e che dobbiamo fare?

Ma poi su tutto, la sensazione di quadratura del cerchio l’ho avuto la sera. Dopo un viaggio infernale di ritorno causa autostrada chiusa ci siamo fermati a dormire a casa di mia mamma. Era la prima volta che Marco dormiva a casa di mia mamma. In realtà è il mio primo ragazzo che ha dormito a casa mia. E così visto l’ora tardissima in cui siamo rincasati siamo andati a dormire quasi senza fare rumore o accendere le luci. E mia mamma ci aveva preparato, in quella che per anni è stata la cameretta mia e di mio fratello, un letto matrimoniale. Ero esausto dalla giornata ma per un attimo mi sono rivisto adolescente in quella stessa cameretta con i dubbi che tutti noi abbiamo avuto: “sarà mai accettato?”, “ci sarà mai qualcuno che mi amerà?” “avrò anch’io una storia d’amore?”. Ed è stato spiazzante vedere come tutto sia arrivato: una madre comprensiva e accogliente e un amore forte per la persona che ho al mio fianco.
L’amore (sia quello che mia madre mi ha dimostrato, sia quello che lega me e marco) è un bisogno umano primario, essenziale per dare senso a tutto. Ecco quindi che i dubbi di un bambino impaurito sono gli stessi dei più grandi poeti e filosofi. E li nello stesso cameretta dove da piccolo ho patito tanta solitudine e paure mi sono veramente sentito amato. L’amore non si può misurare, si può solo “sentire” fidandoci di quello che sentono anche gli altri.

Per quanto riguarda il concerto di Bjork, non mi ha entusiasmato come i concerti del passato. Lei ha ancora una
gran voce e soprattutto una grande energia. Ma è stato il sound che non mi ha coinvolto. In passato Bjork ha fatto lavoro di sottrazione, cercando di togliere il superfluo e il già sentito. In questo concerto invece Bjork aggiunge e fa un suono stratiforme con i fiati, i loop elettronici, i rumori, i bassi e la batteria. Un suono più ricco, un po’ più confuso. L’ho definita un po’ "Bjork luna-park”. Ma io ovviamente la preferisco più minimale e introspettiva. Ma secondo me alcune canzone (“Oceania” su tutte) ne perdono in impatto e in personalità. In alcuni momenti avevo come l’impressione di ascoltare una cover band di Bjork.

Voto al concerto: 3 stelline (su cinque)

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venerdì, luglio 13


Il concerto di Antony & the Johnsons a Bologna ieri sera è stato a dir poco meraviglioso. Molto più intenso di quello di Ferrara di due anni fa. Molto più coinvolgente di quello di Faenza del 2005. E’ lui? E’ sempre più meraviglioso. La voce che continua ad essere modulata e vibrata in un modo assolutamente “alieno” (nel senso buono del termine), che lo costringe a usare il collo come cassa armonica dimenandolo come farebbe un tacchino.
Ma stavolta non è solo la voce ad essere protagonista. Ma lui, nel suo essere ormai una vera star. Non è più al piano, inserito tra i Johnsons, come ero abituato a vederlo. Ma è centrale nel palco, in piedi, esposto e libero davanti all’asta del microfono. E non canta solo. Balla, si muove, interpreta, fa teatro.
Non vorrei sembrare irriverente (infondo lo sapete quando lo amo!) ma ho in mente un paragone. Vederlo “ballare” ieri sera su quel palco mi ha comunicato un senso di rivalsa, di libertà, di presa di coscienza e di piena accettazione di se proprio come la scena finale del film “Little Miss Sunshine” dove la piccola Olive arriva quasi per caso alla finale di Piccola Miss California e sorprende tutti per la sua diversità. Quella diversità che ti sbatte in faccia la verità che la normalità (vedi tanta musica che passa MTV) è autenticamente grottesca. Peggio. E’ agghiacciante.
Antony è la nosta Little Miss Sunshine.
Antony inoltre è il la forza propulsiva del gruppo (ormai affiatatissimo, soprattutto gli archi che da sempre lo seguono). E’ lui la che dà l’abbrivo e l’energia, e soprattutto li conduce con piccoli gesti, occhiate furtive e una gestualità da direttore d’orchestra. Tra l’altro rispetto agli altri show che avevo visto stavolta il gruppo è più numeroso, oltre agli archi c’è la chitarra, la batteria, la fisarmonica e i fiati (che secondo me in alcuni passaggi hanno un po’ appesantito le melodie di Antony, soprattutto il sax che ho trovato poco inserito nel contesto).
Tra l’altro un concerto decisamente “poco ruffiano” in cui ampio spazio è stato dato alle canzoni non ancora incise ufficialmente ma che da tempo propone in concerto, a scapito delle prevedibili hit dei suoi due album ufficiali. Già partire con l’intensissima cover “Mysteries of love” (dalla colonna sonora del film “velluto blu” e composta da Angelo Badalamenti) non è cosa da tutti. La canzone è tiratissima, gira intorno a pochissimi accordi ripetuti ossessivamente, cantata trascinando le parole e senza nessun crescendo ma mantenendola sempre nella stessa tonalità. Insomma un’apertura “difficile” che può essere fatta solo se ci si fida del proprio pubblico. Ed infatti la risposta della gente è stata calorosissima. Tanto da obbligarlo a fare un bis non previsto per ringraziare degli applausi che non finivano nonostante avessero già acceso le luci. E lui arriva sornione, soddisfatto, felice e ci regala una “Hope there someone” indimenticabile. Poi saluta con la manina, si stringe la sua borsetta (ma cosa ci terrà di così prezioso per portarla sempre sul palco? La droga? L’incasso delle serata?) e ti aspetti di vederlo spiccare il volo con delle enormi ali di farfalla.
Momenti indimenticabili:
- la cover di “Crazy in love” di Bejoncee che aveva già proposto il mese scorso a Stoccolma,
- il primo bis: “You are my sister” che ha cantato subito dopo che io, approfittando del minuto di silenzio, avevo richiesto a gran voce, Quell’uomo mi ama! (ovviamente dedicata al mio amico Alec - seduto a fianco a me – visto che da sempre ci chiamiamo a vicenda “sister” in onore di quella canzone).
- Durante “I feel in love with a dead boy” la canzone si è fermata per 40 secondi abbondanti. Tutti sul palco fermi immobile. E’ stato un colpo di teatro spettacolare… l’attimo in cui il ragazzo che stà morendo nella canzone esce di scena e sembrava di vedere il suo spirito sopra il palco.

E dopo un concerto così ti aspetteresti il “dopo festival” con le interviste di Chiambretti al mitico Antony.

E poi per me ha avuto anche un valore terapeutico. Il concerto è riuscito a far evaporare le ansie da trasloco.

Voto: 10 stelline (su cinque!)

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giovedì, luglio 12

Sono in piena ansia da trasloco. Eccessiva, totalizzante e cagacazzo!
Entro il 31 luglio devo lasciare la vecchia casa e dal 1 agosto devo essere operativo nella nuova.
Certo già il periodo non è dei migliori: il caldo, l’umidità l’esodo autostradale, le vacanze di buona parte degli amici che avrebbero potuto darti una mano, gli orari ridotti degli esercizi commerciali in cui dovresti comprare scotch e scatoloni!!
Ma poi tanto io sono un ansioso di natura: già quando faccio una lavatrice sto in ansia finché tutto non è stato stirato…figurati!
Ma adesso sto vivendo un periodo infernale di (lo riconosco) eccessiva paura e agitazione.
Lo stress nella preparazione degli scatoloni, la cristalleria estremamente fragile da fasciare una per una mi sta montando un'ansietà quasi paradossale e isterica. L’ansia di non riuscire a farcela mi provoca un'oppressione al petto con sensazione di difficoltà a respirare, un nodo alla gola, un vuoto allo stomaco.... insomma sto alla frutta!Che poi è evidente che riuscirò a farcela perché mancano più di 15 giorni e non devo traslocare neanche un mobile! Mi spiego? Ma vorrei traslocare come dico io. E cioè mettere ogni cd nella scatola, ripensando a quando l’ho comprato e con chi l’ho ballato. Vorrei perdere 2 ore per decidere se nel primo cassetto ci metto le tovagliette o i piatti. Insomma io vorrei vivere il trasloco come fine di una fase, e non come semplice spostamento logistico di cose da un posto all’altro. Vorrei avere al sicurezza di “ricominciare” nel modo giusto. E invece la sensazione che ho è che tutto si faccia “a casaccio” e mi mette ansia.
Lo so che razionalmente è pazzesco, ma poi so che è così! I primi segni di sbandamento li ho avuti venerdì quando per ben 2 volte in un giorno mi sono chiuso fuori di casa, con le chiavi all’interno. Figuratevi come mi innervosivo.
Ma non sono l’unico, per fortuna! Il trasloco è l'ottava causa di depressione nel mondo occidentale, stando a recenti statistiche lette da mia madre sul giornale della parrucchiera.
In ogni caso io credo che, per provare a rilassarmi, sarò presente ai concerti che vi elenco di seguito. Se ci sarete fatemelo sapere che magari ci si saluta!

Stasera – Antony & the Jhonsons a Bologna
14/7 – Fatima Miranda a Bologna
17/7 – Bright Eyes a Ferrara
20/7 – Ornella Vanoni a Bologna
21/7 – Bjork a Udine
25/7 – Xiu Xiu a Ferrara
28/7 – Steely Dan a Lucca

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martedì, luglio 3


Non ho mai visto un film di Tarantino. Impossibile ma vero! Non ho visto i “Kill Bill” né tanto meno “Pulp Fiction”. Domenica sera sono capitato per puro caso a vedere “Grindhouse – A Prova di Morte” solo perché mancavano pochi minuti alle 22e30 e quello era il primo cinema a portata di mano. Ma che meraviglia! Era da tempo che un film non mi coinvolgeva così tanto. La storia, i dialoghi, la regia, i richiami estetici agli anni ’70 della mia infanzia, la suspance, l’azione, la spettacolarità delle scene. La trama in sostanza è centrata intorno a Stuntman Mike un killer misogino schizofrenico che si diverte a uccidere le ragazze a bordo della sua auto super truccata. Insomma roba da filmetti di serie B. Non c’è nessun approfondimento psicologico dei protagonisti che anzi sono molto “caricaturali”, quasi con personalità abbozzate da fumetto. I personaggi diventano da subito icone: la svampita, il cattivo (addirittura con il teschio disegnato nel cofano della macchina!), la sballata, la dura. Personaggi che sono schiacciati dentro un unico ruolo, preciso, perfetto e disarmante. Che proprio per questa loro esclusività hanno bisogno per “vivere” del supporto e della spalla degli altri attori della scena. E su questo devo dire che al regista va riconosciuta la bravura di creare un film corale perfetto, dove tutti si incastrano alla perfezione. All’inizio del film una ragazza molto popolare per la sua professione di dj, urla compiaciuta ogni volta che passa davanti ad un manifesto con la sua immagine che pubblicizza la sua trasmissione radiofonica. Insomma personaggi che vanno fino in fondo, che accettano tutto di stessi, anche gli aspetti negativi (come potrebbe essere l’eccessiva fama per un vip). Si è così e basta! Senza giri o pensieri! E piano piano il regista ci porta a questo schema mentale per cui tutto è bianco o nero, tutto è disarmantemente semplice. E quindi quando cominciano ad esserci incidenti, morti, gambe che volano tutto viene vissuto per quello che è: l’incidente, la morte, la crudeltà. Tutto è immediato, liberatorio, istintivo, da vedere, da vivere ma non da analizzare. Di fronte alla violenza finale non si pensa minimamente a chiarirla, a capire il perché e il percome. No, di fronte a quelle scene vorresti solo urlare come fa la protagonista del film davanti ai poster che la ritraggono. Tarantino ti porta sul punto di accettare tutto.
Un film che vorresti subito dopo rivedere dall’inizio per cercare di cogliere tutti i riferimenti del cinema che il regista ha disseminato: poster e foto presenti nella scenografia, nomi, inquadrature tutto parla di cinema. E poi si vorrebbe rivedere per cercare di vedere il gioco di specchi tra la prima parte del film e la seconda: dove la notte protagonista della prima parte si trasforma in giorno nella seconda, dove le vittime si trasformano in carnefici, dove il passato diventa presente, dove la radio è stata sostituita dal cinema.


Voto: 4 stelline1/2 (su cinque)
PS: in un commento sul mio penultimo post qualcuno diceva che, per quanto avevo scritto, non sembravo gay. Cosa dirà adesso che sono impazzito per un film su "donne&motori"?

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lunedì, luglio 2

Manuale di istruzioni per costruire un week-end perfetto in 10 semplice mosse!

1. Anche se abiti a Bologna, festeggia il santo Patrono di una qualsiasi città che cada di venerdì. Nella fattispecie io venerdì scorso ho fatto festa per i Santi Pietro & Paolo di Roma.
2. Fai in modo di partire già il giovedì sera in modo da sfruttare completamente il week-end. Se sei particolarmente fortunato proprio in quel giovedì cade anche il compleanno del tuo fidanzato.
3. Dopo avergli fatto credere in tutti i modi che a causa del lavoro pressante e con la promessa di vederci “con calma” nel week end, gli fai la “sorpresaaaaaaaaaa!” e lo raggiungi alla pizzeria dove è stato trascinato dai suoi amici che ti hanno dato la loro complicità.
4. Gli regali il libro “Principesse” e sul bigliettino gli confessi che da quando lo conosci non ti sei mai sentito così principe (e poco rospo!)
5. Gli fai anche un regalo più serio, altrimenti rischi di compromettere il week-end perfetto.
6. L’ideale è farsi sorprendere da lui che ti fa il regalo per il suo compleanno!
7. Il giorno dopo con calma (estrema calma, visto le code in autostrada) si raggiunge la riviera romagnola.
8. Le cose vanno fatte seriamente e quindi la sera dopo la riviera romagnola sarà tutti in festa per la “notte rosa”.
9. Ci si fa raggiungere da amiche, amici e cugine e si passa una giornata al mare, un aperitivo in spiaggia e sotto una luna meravigliosa chiacchierona (non sapete cosa mi ha detto!) ci si coccola ascoltando il concerto di Mario Venuti in spiaggia.
10. La domenica si fa il bis di mare, sole, frittura di pesce, coccole e amici.

A parte gli scherzi è stato un fine settimana bellissimo. Non è mancato nulla e tutto è stato perfetto. Marco mi ha coccolato con carezze leggere che però hanno tutto il peso della decisione: mi dicono che mi ha scelto e che ha voglia di scegliermi ancora.
Mi ha anche manifestato il suo desiderio/obiettivo di poter vivere insieme. Insomma un ipotesi che non mi ha minimamente provocato ansia o l'inquietudine dell’eventuale cambiamento di vita. Il cambiamento ha il seme del desiderio di una vita più nostra.
“per realizzare un sogno occorre romperlo farlo uscire dal sonno dal torpore-calore di un luogo non-luogo per realizzare un sogno bisogna smettere di sognare”. E io sono sveglissimo!

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