Chi mi conosce bene sa che dico sempre solo la metà di quello che vorrei dire e solo la metà della metà risulta comprensibile. Il che, lo ammetto, è una valutazione generosa delle mie capacità comunicative.

lunedì, ottobre 1

Questo è stato uno strano week end. La mia amica Chiara sabato mattina si è sposata. Chiara è entrata a far parte di quel gruppo di persone che ha deciso con chi passare il resto della vita. Chiara per me è una persona speciale. Se fossimo alle medie potrei parlare “della mia migliore amica” ma da anni abbiamo superato quell’età. E quindi Chiara è la mia amica. Certo l’articolo “la”, non ha lo stesso significato di dire “una” mia amica.
Io e Chiara siamo molto diversi, e forse sarà proprio per questo che quando siamo insieme non ci manca proprio niente. La nostra amicizia così sincera e completa ha provocato qualche invidia, ed è stata mal sopportata da qualche partner precedente. Ma adesso, per fortuna, entrambi i nostri compagni, pur sentendosi un po’ esclusi dal nostro rapporto simbiotico, lo alimentano e lo rispettano. Come ho già avuto modo di scrivere in questo blog, per me lei è una sorella.
Sabato scorso avevamo organizzato il suo addio al nubilato e proprio in quella serata mi ero accorto di quanto fosse bellissima, di quella bellezza particolare che hanno solo le promesse spose. E sabato a vederla camminare verso l’altare mi sono emozionato. Ma ancora di più quando ha lasciato l’altare per prendere i doni per l’offertorio, passandomi di fianco, mi ha visto e mi ha sorriso. Un sorriso bellissimo il suo. E devo ammettere che in quel momento ho provato un po’ di invidia. Al mondo esistono uomini e donne che possono sposare la persona che amano, con tutto ciò che questo implica per la loro vita e il suo valore. Ed esistono uomini e donne che non possono farlo, perché la legge glielo impedisce solo in virtù della persona che hanno scelto. Ho veramente capito in quel momento il senso della discriminazione che vivo sulla mia pelle. Se io non fossi gay probabilmente avrei sposato Chiara. In questo caso avrei potuto godere di tutto il repertorio emotivo e sociale che la tradizione e le convenzioni offrono. Visto che amo Marco, no. Per un attimo mi ero intristito. Ma poi la cerimonia è continuata. Visto che c’erano molti invitati stranieri la cerimonia è stata celebrata sia italiano che in inglese, e un po’ sembrava tipo “giochi senza frontiere”.

Dopo i festeggiamenti per questa “nuova famiglia”, io e il mio fidanzato siamo tornati a casa di mia mamma, dalla mia vecchia famiglia, che ci ha ospitati per il week end. Sabato sera mia madre aveva a cena i suoi cugini e domenica a pranzo mia sorella. Lei ha insistito perché rimanessimo a mangiare, era veramente felice di averci alla sua tavola. Io avevo proposto a Marco di uscire, immaginando che rimanere a casa potesse essere “pesante”. E invece anche lui ha insistito per cenare/pranzare insieme.
Io ero un pò imbarazzato. Insomma avere Marco a pranzo con la mia famiglia, era abbastanza aliena come situazione. E’ come se io avessi 1 amico immaginario e di colpo lo vedessero anche gli altri (quando in realtà lo volevo solo per me!). Era come se io fossi a tavola e al mio fianco ci fossero tutto quell’immaginario omo-erotico che da piccolo tanto mi affascinava ma anche mi creava forti sensi di colpa: i modelli in mutande di Postal Market o il signor French del telefilm “3 nipoti e un maggiordomo”, etc etc
Però ho capito che ne è passato di tempo sia da quei turbamenti solitari, ma anche dal 1 maggio 1996 data del mio coming out in famiglia. Ed è proprio vero che 1 elemento importante nella risoluzione delle crisi e esistenziali a livello familiare è il fattore tempo.
Sicuramente anche Marco ha contribuito a creare questo clima. Intanto è stato lui ad imporre la sua presenza. Io probabilmente avrei cenato fuori e avrei ridotto la mia presenza in casa ad un caffè veloce. Ma come dice la canzone dei Tiromancino avevo bisogno di lui per superare “quegli ostacoli che la vita non ci insegna”.E forse ho capito che la rabbia e la disapprovazione di mia madre quando ha saputo che ero gay forse era veramente ansia e paura per le difficoltà, i rischi e i disagi che l’omosessualità poteva, nella sua testa, inevitabilmente portare nella mia vita. Forse veramente in cuor suo aveva sempre saputo e quando io l’ho detto la sua rabbia è derivata dal fatto che non ha potuto dirmi che aveva una paura fottuta che io soffrissi, che potessi essere umiliato, che la mia vita potesse essere più difficile di quella dei miei fratelli, che avrei avuto più ostacoli. Probabilmente sapeva che lei non avrebbe avuto né la forza né il coraggio di affrontare una società giudicante e ostile. E adesso a distanza di dieci anni da quella giornata lei sa che io non le ho mai chiesto né di difendermi, né tanto meno di doversi giustificare. Mi sono allontanato (anche fisicamente) alleggerendole non di poco il compito di “gestire” il mio essere gay e mi sono arrangiato nel difficile tentativo di trovare il mio posto nel mondo. E adesso che da solo, l’ho trovato credo lei abbia anche voglia di farne parte. Io devo solo trovare il modo di unire questi due mondi che nella mia testa sono ancora lontanissimi, separati, distanti. Il mio stare con Marco, i miei amici gay, la mia gay life sono tutti aspetti della mia vita che sento solo miei. Perché me la sono costruita da solo questa vita. Perché nessuno mi ha aiutato. Per molto tempo non hanno neanche chiesto niente. E adesso mi fa fatica condividerla con loro, ne sono geloso come lo sono i bambini dei propri giocattoli. Credo che questo sarà il mio prossimo compito. Prestare i giocattoli!

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10 Comments:

Anonymous Anonimo said...

una bellissima pagina questa matteo.. forse tu ti schernirai.. ma anche se a distanza controllata in questi anni, vedo una splendida evoluzione tua .. ti ricordi i discorsi sui tuoi timori? su certe specifiche difficoltà che noi frugoletti gay spesso portiamo dentro?? ricordi?? quanta acqua sotto i ponti!!! sono felice per te!!

alterego

7:15 PM

 
Anonymous Anonimo said...

Io c'ero quel primo maggio. Ed eri lì talmente bello nel tuo essere, tanto quanto sei bello, completo, adesso con la tua vita. Le persone "belle" superano le "cose" della vita perchè sono la vita stessa. Tu incarni questo tipo di persona per me e ti voglio un gran bene.
Alberto

10:32 AM

 
Anonymous Anonimo said...

credo che il tuo prossimo compito sarà più facile di quanto tu possa immaginare, la fatica e i sacrifici sono già stati fatti a suo tempo. Hai già seminato e la pianta sta crescendo forte e bella, devi solo togliere qualche erbaccia quà e là.
Sono contenta per te perchè finalmente puoi vivere serenamente il tuo essere "Matteo"; gli amici te l'hanno sempre detto che sei speciale ora finalmente anche tu lo vedi.
Giò

10:49 AM

 
Blogger c_trullo said...

Cavolo Matteo, ho i brividi. Di emozione. Di ricordi. Di pensieri. Di vita.
Penso alla mia "amica del cuore" che anche io avrei sposato se non fossi stato gay e che ha voluto che il suo matrimonio fosse anche mio, sposandosi a Venezia senza dire niente a nessuno e permettendomi di organizzarle tutto io, facendole da testimone insieme a Maurizio in una festa che è stata solo di noi quattro.
Penso alla fortuna che ho avuto nel conoscere Maurizio e nel vivere con lui da 15 anni. Penso alla rabbia che provo nel non poterlo sposare e nel non poter essere sicuro che un domani quello che è nostro sia anche suo. Penso alla dolcezza con la quale abbiamo affrontato l’argomento omosessualità con mia madre, su suo stimolo. Penso alla mia famiglia, ai miei amici, ai miei colleghi, ai miei conoscenti che sanno di me e che non giudicano o che, se lo fanno, se lo tengono per loro, consci che non temo l loro giudizio.
Penso che sono anche felice di aver conosciuto te ed altri amici negli ultimi tempi, perché siete uno stimolo per usare il cuore, il cervello e tutti i sensi nella maniera migliore.
Penso che i tuoi giocattoli siano in cammino verso tua madre, la tua famiglia, i tuoi amici, il tuo mondo, in una marcia che potrebbe avere come sottofondo questo brano…
http://www.internetbookshop.it/cd/ser/serdsp.asp?e=0782124301422#

11:18 AM

 
Anonymous Michele said...

Uff, Matteo... mi hai fatto scendere una lacrimuccia :-)

11:54 AM

 
Blogger Gift Zwerg said...

Hai colpito un'altra volta nel segno...mi hai fatto venire il groppo in gola e gli occhi umidi! Maledetto che mi cola il mascara! :0) C'è tanta poesia,dolcezza, ironia, amore, sincerità, vita vera in quello che scrivi - in maniera eccelsa - che non ci si puo'non emozionare e non pensare dopo averti letto.
Grazie.

2:57 PM

 
Blogger Gift Zwerg said...

P.s. Anche a me affascinavano i modelli in mutande di Postal Market!Il signor French no. ;0)

3:16 PM

 
Anonymous Anonimo said...

Ho un percorso simile al tuo, e come sai ho potuto sperimentare pure io l'integrazione familiare e sociale, l'essere me stesso anche come gay.Pochi gli spazi bui.Inoltre e' come se avessi avuto anche un "matrimonio" e vivendo insieme al mio amore ho potuto avvicinarmi anche al mondo di tutti, di tutti quelli che convivono perche' hanno un progetto d'amore e di vita.Ti auguro, con Marco ,di sperimentare questo pezzettino ulteriore di felicita' e amore.Woz.

3:09 PM

 
Anonymous haloe said...

ti adoro^^

ogni tanto vango qui, sul tuo blog, leggo qualche post e sto meglio.

e ogni tanto ci scappa pure una lacrimuccia

grazie^^
(finalmente mi sono deciso a metterti un commento)

7:24 PM

 
Blogger CornflakesBoy said...

Benvenuto Haloe!

10:55 AM

 

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