Chi mi conosce bene sa che dico sempre solo la metà di quello che vorrei dire e solo la metà della metà risulta comprensibile. Il che, lo ammetto, è una valutazione generosa delle mie capacità comunicative.

martedì, gennaio 31

Già qualche post fa ho parlato bene della saggezza popolare. Perché anche se ci scherziamo sopra ormai è VERO che non c’è più la mezza stagione, e che si stava meglio quando si stava peggio. Ebbene per i più distratti vi ricordo che siamo nel bel mezzo dei giorni della merla. (mi raccomando con la “l” nel mezzo…). Secondo la tradizione popolare gli ultimi tre giorni di gennaio coincidono con i tre giorni più freddi dell’inverno. Tanto che perfino la Merla, che un tempo aveva il piumaggio bianco, per riscaldarsi andò a ripararsi in un camino. Il suo manto divenne grigio per la fuliggine e da allora rimase di tale colore.

Gli esperti ci hanno già fatto sapere che di leggenda si tratta di leggende infondate e infatti la media degli ultimi 20 anni è di un grado in più rispetto alla media del mese. Però per me non è così. E’ proprio arrivato il tempo del GRANDE FREDDO… come nel film, quello dell’anima. Sono depresso, seppiatelo e comportatevi di conseguenza. Le condizioni di papà sono molto peggiorate a causa di un infezione nell’esofago, la mamma non si vuole riprendere dall’operazione a causa di una forte depressione, tensioni al lavoro legate al cambio della dirigenza, il solito casino dubbioso e amaro legato ai sentimenti. In condizione del genere credo sia lecito arrivare a pensare a come il tempo possa cambiare le circostanze della vita e farsi travolgere da un ondata di nostalgica paura. Probabilmente proprio a causa delle criticissime condizioni di papà, mi sento proprio in una sorta di territorio di confine che si delinea tra due epoche. Mi spiego? Il dramma è che ho come l’impressione di non aver giocato bene le mie carte nella prima epoca e la sensazione che la seconda ne sarà irrimediabilmente compromessa. In questo periodo sono portato a confrontare idee, percorsi compiuti, delusioni e fallimenti.

Confido solo sul fatto che dopo i giorni della merla arriva il carnevale e quindi non sarà sconveniente indossare una maschera.

5 Comments:

Blogger C..stò said...

Mi dispiace molto leggere quello che hai scritto di quanto ti sta accadendo...anche se tutto fa parte del corso della vita. Le gioie,i dolori, l'euforia, la depressione. Credo che gli affetti hanno bisogno di entrare in campo proprio adesso ad alleviare quell'eterno conflitto che è dentro di noi fra il sentirci unici e soli e il bisogno di stare comunque insieme. Ho conosciuto quel territorio di confine di cui parli e me ne sono sbarazzato prendendo le distanze da un senso di colpa che non aveva fondamento pratico e dal non sentirmi l'unico al mondo a poter fare qualcosa.Con me ha funzionato. Mi associo al tuo carissimo C trullo e ti invito una domenica in Romagna al mare d'inverno e in una trattoria in collina.... il carnevale è in arrivo.

5:49 PM

 
Blogger CornflakesBoy said...

Semmai il carnevale lo si passa a Venezia!!!! (scusate se sono di parte...).

in realtà non mi pesa accudire i miei genitori. Per me adesso la domenica è ancora solo ed esclusivamente una giornata da passare con loro. Non è la fatica che mi pesa. E' accettare il aftto ceh le cose cambiano: chi prima di guidava, ora deve essere guidato. Quello che prima era in crescita ora è in discesa. Ma ne parleremo....

11:57 AM

 
Blogger c_trullo said...

si Matteo, parliamone. Parliamo di questa cosa che sia chiama vita .. :-)

11:22 PM

 
Blogger C..stò said...

...Si parliamone di questa cosa che si chiama vita!!! ma parliamone guardandoci in faccia, ricordandoci che abbiamo delle espressioni che parlano più delle parole, che abbiamo degli occhi che raccontano l'"anima", che due corpi vicini trasmettono sensazioni che completano ogni verbalità. E per parlare dobbiamo anche saper cosa dire.. aver voglia di raccontarci è mettersi in gioco, trasmettere la propria esperienza...ma è anche saperci ascoltare, immedesimare, mescolare i nostri mondi...uscire da questo isolamento in cui ci hanno confinato le nostre paure.

3:35 PM

 
Blogger C..stò said...

...Si parliamone di questa cosa che si chiama vita!!! ma parliamone guardandoci in faccia, ricordandoci che abbiamo delle espressioni che parlano più delle parole, che abbiamo degli occhi che raccontano l'"anima", che due corpi vicini trasmettono sensazioni che completano ogni verbalità. E per parlare dobbiamo anche saper cosa dire.. aver voglia di raccontarci è mettersi in gioco, trasmettere la propria esperienza...ma è anche saperci ascoltare, immedesimare, mescolare i nostri mondi...uscire da questo isolamento in cui ci hanno confinato le nostre paure.

3:35 PM

 

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