Chi mi conosce bene sa che dico sempre solo la metà di quello che vorrei dire e solo la metà della metà risulta comprensibile. Il che, lo ammetto, è una valutazione generosa delle mie capacità comunicative.

lunedì, febbraio 4


Sabato ho subito comprato il nuovo dico dei Baustelle “Amen” (oltre a “Way Out” di Alessandra Celletti e “Bad Pianos” di Little Annie e Paul Wallfisch, di cui magari parlerò prossimamente!).
Sarà che il disco è uscito durante il week end di carnevale ma credo di non essere stato l’unico a giocare con la copertina, come nella foto qui sopra!


Ma veniamo al disco! Se (come me) avete amato i precedenti lavori dei Baustelle e un po’ meno il singolo “Charlie fa surf”… bhè, state tranquilli. Il disco è un classico disco dei Baustelle, arroccato con lucida ostinazione su riferimenti estetici, musicali e tematici che vengono da lontano, dalla nouvelle vague, dagli anni 70, da Morricone e ottimi film italiani, dalla letteratura alta “sporcata” (o forse umanizzata) da eventi pop. Per molti sarà l'occasione per ribadire alcuni (pre)giudizi, positivi e non, sulla loro musica.
Nel disco si citano registi come Eric Rohmer, scrittori come Pasolini, Saffo e Baudelaire ma anche Alfredino (il ragazzo che negli anni 80 è caduto nel pozzo), i politici nostrani. Tutti in compagnia di una serie di persone “normali”: prostitute, ragazzini annoiati e tossici, partigiani, gay, ragazze innamorate ma deluse.
Il tutto viene frullato insieme fino a raccontarci una commedia (o la realtà?) umana. Ci racconta l’invasione barbarica subita dalla nostra società che è di fatto spacciata, destinata al suo lento declino. Un disco scuro, pessimista, reale, lucido, una fotografia della nostra modernità. Una modernità che va oltre ogni avanguardismo, per aspirare a una più cristallina sintonia col reale.

La voce di Rachele in questo disco è veramente eccelsa. E’ dolente e disillusa come piace a me. E’ assolutamente perfetta nella canzone ”Aeroplano” in cui sale e scende incalzando le strofe. Sublime.
Come sempre in alcuni pezzi è proprio il connubio tra le due voci di Francesco Bianconi e di Rachele, che fa uscire le cose migliore. La voce di lui che sembra sempre più personale (anche nella sua imperfezione) che di solito canta il punto di vista del singolo. Poi arriva lei con la sua voce celestiale che interpreta la società, è la voce di “tutti”, risponde alle inquietudini di lui liquidandolo con una specie di “così è se vi pare”! E’ un disco teso tra momenti di rivolta nata dalla consapevolezza dei continui “ordini-sbagliati” che ci arrivano dalle istituzione, dalla tv, dalla chiesa, dalla stato, dalla società e poi ad una resa incondizionata al sistema che si riconosce essere ormai infallibile nella sua ostinata marcia verso il degrado.Se poni resistenza da una parte, si crea una falla dall’altra. Non ce speranza di vittoria in questo sistema programmato per schiacciarci e annientarci nella nostra unicità. E’ un disco che parla della forte solitudine a cui siamo destinati per questo stato di cose. Siamo soli a fare resistenza. Siamo soli anche quando si fa sesso. Siamo soli anche quando siamo in metropolitana. Siamo solo anche quando siamo dentro un pozzo con tutta l’italia che ci guarda in tv. Siamo soli anche se abbiamo condiviso ideali e lotte con altri. Siamo soli anche nel momento della morte. E infatti le uniche vie d’uscita che il disco suggerisce sono altrettanto apocalittiche: l’estinzione, il suicidio, al morte.

Musicalmente è un disco molto vario. A volte (grazie agli ottimi arrangiamenti orchestrali) ci puoi ritrovare Endrigo “Alfredino” o Battisti. “Baudelaire” mi ricorda un po’ i Blue Vertigo, “Antropophagus” mi ricorda molto il Battiato dei primi anni, “Panico!” mi sembra una specie di omaggio a “These bots were made for walking” di Nancy Sinatra o a Dalidà!

L’anno scorso la canzone che avevano scritto per Irene Grandi “Bruci la città” era stata esclusa dal Festival di Sanremo, per poi diventare la hit dell’anno. Bhè quest’anno fanno uscire questo disco qualche settimana prima del festival dove ci scommetto non ci sarà manco mezza canzone con arrangiamenti strumentali (archi e fiati) così ben confezionati e con testi così poetici ed evocativi pur nella loro immediatezza. Bella soddisfazione, no?

Insomma i ragazzi hanno fatto centro per l’ennesima volta. Ma con una piccola riserva. A giudicare dall’attenzione dei media intorno a questa uscita e dalla macchina promozionale messa in piedi dalla Warner, si rischia che il disco diventi decisamene mainstream, andando proprio in pasto a quel tipo di società (immaginatevi quelli che guardano “Uomini e Donne” della De Filippi), che i Baustelle criticano e denunciano. Bhè sarebbe un bel corto circuito, no? Appuntamento all’Estragon a Bologna l’8 Marzo!

Voto: 5 stelline (su cinque)

PS1: le ghost track "Spaghetti Western" e "L" citate nel booklet io non le ho trovate. E Voi?
PS2: il disegnino dei Baustelle è mio. Vi garba? (cliccateci sopra per ingrandir
lo!)

Etichette:

2 Comments:

Blogger birdantony said...

si il disegno ci garba assai! ;) io invece non sono mai stato un loro fan (e 'charlie fa surf' aveva riconfermato i motivi per cui non lo ero mai stato): citazioni colte da salotti buoni e spocchiosità da figli di papà che fanno gli alternativi. però a pelle (e non solo per la tua recensione) questo disco mi attira stranamente parecchio. è una sensazione irrazionale, ma io mi fido sempre della mia irrazionalità sensitiva, quindi sarà presto mio. poi casomai ti dirò! :) il disco di annina invece è proprio carino, vero?

10:30 AM

 
Anonymous Mark said...

Ho letto che le ghost tracks sul cd dànno problemi su alcuni supporti. Io ho preso il disco su iTunes, se vuoi te le procuro.
Detto questo, si tratta di un gran disco e quel miracoloso capolavoro di "Dark Room", da solo, dimostra che la musica italiana è ancora viva e non sta neanche tanto male.

9:53 PM

 

Posta un commento

<< Home