Chi mi conosce bene sa che dico sempre solo la metà di quello che vorrei dire e solo la metà della metà risulta comprensibile. Il che, lo ammetto, è una valutazione generosa delle mie capacità comunicative.

martedì, aprile 17


Eccomi tornato dal mio week-end romantico a Praga.


Non è un luogo comune quello che si legge in tutte le guide: Praga è veramente magica. E’ magica per come riesce a mettere insieme tante cose diverse, con naturalezza, come solo nelle favole si possono mettere insieme in affari il gatto e la volpe. La sua architettura è un perfetto “strano equilibrio” tra barocco di stampo italiano, rococò asburgico, art nouveau e liberty francese etc etc. E poi mette insieme tutti gli archetipi del est e del ovest. Ovviamente a causa della sua storia riesce anche a mettere insieme il vecchio e il nuovo, che si enfatizzano e si danno un senso l’uno con l’altro. (anche un insegna di McDonald o un cartellone pubblicitario illuminato qui hanno un valore diverso se contestualizzati a cosa poteva essere solo pochi anni fa questa città). E poi riesce a far convivere simboli della cristianità e dell’ebraismo. E poi è una città musicale. C’è musica ( e cultura musicale) ovunque. Ma anche in questo caso la città riesce a mettere insieme tante influenze diverse: il jazz (che qui vanta una lunghissima tradizione e viene suonato da orchestrine in ogni angolo), i canti popolari, le discoteche e i club con le donnine che fanno lap dance.
Ho passato due giorni a girare con il naso in su e alcuni luoghi resteranno indelebili nella mia memoria. La piazza vecchia con la fiabesca chiesa della Madonna di Tyn con le sue torri gotiche di 80 mt (che appena l’ho vista mi sembrava di sentire dalle sue finestre una voce stridula che gridava: “Voglio il cuore di Biancaneveeeee!”). L’orologio astronomico. Il Ponte Carlo, che unisce le rive di Stare Mesto e Mala Strana, così magico anche per la vista del castello che lo sovrasta. E poi tutti i quartieri, le viuzze nascoste, giardini incantati, magnifici scorci e romantiche piazzette. Ci vorrebbe troppo tempo per poterlo raccontare.


Questa città che ha questo grande potere di unire è stata la metà ideale per il primo vero viaggio insieme: io e Marco, senza pretesti di lavoro ma solo per stare tra di noi. E’ stato bello ritrovarsi in questo week-end e confermarsi (anche dicendolo platealmente) il proprio amore. Certo, la vita senza di te andrebbe avanti lo stesso, come faceva prima. Ma adesso ho la certezza che con te è la vita migliore che abbia mai vissuto. Credo che in questo week end abbiamo veramente capito che siamo complementari, uno riempie la vita dell’altro. E’ una volta che trovi quel “nonsochè” (perché giuro che non so descriverlo), non ne puoi più fare a meno perché ti rende felice.
E proprio in un giardino di Praga ti ho detto di essere felice, tanto. Ed era vero! La mia felicità è fatta di piccole cose: parlare per ora di una canzone, scherzare su noi stessi e sui nostri difetti, avere voglia di fare o non fare le stesse cose. La mia felicità è sentirmi sicuro perché tu hai il senso dell’orientamento che io non ho. La mia felicità è sapere di doverti convincere ad andare a mangiare in quel posticino preciso che ho letto sulla guida e che mi ispira tanto. La mia felicità è la voglia di cambiare tutte le mie vecchie abitudini incancrenite e che pensavo cementate nel mio carattere. La mia felicità è che ogni giorno il tuo sguardo mi sembra il più magnetico tra tutti gli sguardi. La mia felicità è immaginare che a Praga ci torneremo da vecchi, dopo una vita passata insieme. La mia felicità è non avere paura di questa felicità, ma per una volta avere la sensazioni di meritarmela. Un po’ come Praga si meritava e vive la sua nuova libertà!

Etichette:

2 Comments:

Blogger Alec said...

Sì, nelle tue parole sento il profumo di casa.... eccome se lo sento! Sei proprio una sister!
Bellissimo post!

5:21 PM

 
Blogger c_trullo said...

"La mia felicità è non avere paura di questa felicità, ma per una volta avere la sensazione di meritarmela."
Questa è una delle frasi più belle che ho letto negli ultimi tempi.

Sto vivendo un periodo come il tuo con Maurizio. Il fatto di aver comprato casa, la nostra prima casa di proprietà dopo tre cse in affitto, è la sublimazione del nostro essere coppia (sublimazione della mancanza di paternità intendo). Questa casa è il nostro figliolo, stiamo decidendo il suo nome, stiamo fantasticando di cosa farà da grande, delle soddisfazioni che ci darà, delle "sue" frequentazioni; ci immaginiamo quale sarà il suo modo di porsi al resto del mondo oltre che a noi stessi. Insomma, trovo ridicolo io per primo riporre tanto affetto in una "cosa" come una casa, ma così è. Ci mandiamo i messagini dicendo di vedere quella pubblicità su quel giornale; ci mandiamo mail con il progetto di quel mobile o di quella stanza; fax con le proposte del giorno...
E tutto ciò ci fa passare molto più tempo insieme, ci fa parlare, ragionare, scazzare... Insomma è un progetto comune importante che ci prende gran parte del nostro tempo libero ed erano mesi (anni) che non dedicavamo il nostro tempo libero quasi integralmente l'uno all'altro.

Insomma, sono felice anche io, perchè questo progetto ha riportato indietro di 15 anni il nostro rapporto, facendoci ricominciare da quel primo bacio malandrino...!

9:23 PM

 

Posta un commento

<< Home