Chi mi conosce bene sa che dico sempre solo la metà di quello che vorrei dire e solo la metà della metà risulta comprensibile. Il che, lo ammetto, è una valutazione generosa delle mie capacità comunicative.

lunedì, marzo 19

Stare in coppia è essere dentro ad uno strano gioco di specchi. Ma sono specchi deformati. La coppia diventa una scatola cinese fatta di strani specchi dove "mi vedo" - e mi vedo in quel determinato modo, che suscita in me un sentimento preciso - guardandomi attraverso l'occhio altrui, cioè "mi vedo per come mi sento visto", e viceversa continuo a sentirmi visto per come mi vedo. Insomma il mio mondo interiore si scontra con quello dell’altro, a cui do una grande importanza. Ed è quando questo gioco di specchi ci rimanda un immagine che non ci piace, che ci ferisce, che ci umilia che nascono i problemi.
Ecco che non si sa se si vuole fuggire dall’altro “che ci vede in quel modo” o da noi stessi che “crediamo di essere visti in quel modo”. Oppure dobbiamo fuggire per non essere visti per quello che crediamo di essere. In ogni caso arriva il momento in cui nella coppia si ha la necessità di scappare. Proprio perchè gli occhi dell’altro sono gli occhi più importanti che ci siano. C'è un gioco di specchi tra l’immagine di sé che "viene da dentro", e il senso di sé, altrettanto deficitario, che "viene da fuori" che si continua a vivere come rimando da parte degli occhi dell’altro: una sorta di cortocircuito penoso da cui può riuscire difficile saltare fuori.Tuttavia scappare sarebbe la cose più facile ed immediata che però non ci fa mettere in discussione e ci fa rimanere fedeli alla nostra visuale individuale. E invece è l’andare fino in fondo a questo stesso gioco di specchi che rende possibile l'aprirsi di un varco, la possibilità di una sguardo diverso, non giudicante bensì accogliente, che può consentire il relativo superamento del penoso vissuto di inadeguatezza.Stare in coppia ti obbliga a guardare con gli occhi dell’altro, e non solo con i tuoi. A pensare con la sua testa, e non solo con la sua. A vivere le sue emozioni,e non solo le tue.
Si fa fatica a stare in coppia perchè non si può fuggire. Perchè se si scappa c’è qualcuno che ti insegue con le lacrime agli occhi. Perchè quelle lacrime sono proprio la volontà di accettarsi per quello che si è. Sarebbe più facile scappare sognando una storia dove i problemi non ci saranno, dove noi saremo in grado di dare tutto quello di cui l’altro ha bisogno e lui saprà fare altrettanto. L’ho fatto per anni. So modestamente di essere anche molto bravo. E’ molto più difficile accettare di non essere perfetti, di avere un grossisimo margine di miglioramento, di essere un work in progress e non un punto di arrivo. Spaventa molto di più la responsabilità di stare vicino a qualcuno che ti rinnova la volontà di voler accettare i tuoi limiti, pur avendoli ben presenti.
Io ieri sono scappato. Io ieri mi sono vergognato per non essere perfetto, per portarmi dietro un bel pò di problemi e di mancanze che non so accettare, e di conseguenza non potevo immaginare che potessero essere accettate. Io ieri mi sono trovato solo con la mia coscienza che mi rimproverava di non essere stati all'altezza delle mie e altrui aspettative, tanto da avere la sensazione di sentire, dentro di mé, una voce ostile che giudicava severamente senza appello. La sensazione generale che ne è derivata è una sorta di profondo turbamento, di disorientamento, di confusione e soprattutto desiderio di fuga. Ma scappare vuol dire rimanere “soli”. E infatti se avessi preso quel treno per Bologna sarei rimasto da “solo”, con il mio modo di gardarmi e giudicarmi. E invece qualcuno mi ha rincorso e mi ha chiesto di restare. Essere in coppia vuol dire migliorarsi, a vicenda. Uno mette quello che l’altro non ha ha. Stare in coppia vuol dire completarsi. Ma per completarsi bisogna accettare di non essere perfetti e di aver bisogno di essere completati.

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3 Comments:

Blogger Alec said...

Mi ritrovo come sempre nelle tue parole. Come fossi una maglietta a righe piegata e conservata in un tuo cassetto. Io credo che la rincorsa alla perfezione sia naturale e sfiancante. Quel nostro essere in qualunque modo presenti, al massimo dei desideri propri e dell'altro. Affrontare ogni volta la forca caudina di imparare un codice, che sia comune, per comunicare soddisfazioni e disagi. Ed essere compresi rappresenta l'unico successo, perfino dinnanzi alle cose non dette. Stare insieme non è come incontrarsi. Ha poco a che vedere col destino. Stare insieme è arrendersi, caro Matteo; una resa volontaria di tutto il proprio pudore; oltre l'ammissione a voce squarciata del nostro essere del tutto imperfetti. Ringrazio dio che tu sia stato rincorso, e che quelle gambe ti abbiano raggiunto, forse andando addirittura più svelte di quanto mai avrebbero creduto di essere capaci.

11:19 AM

 
Blogger Limbozero said...

Molto profondo il tuo pensiero ed e' veramente piacevole cercare di ritrovarsi dentro a questa logica di pensiero. Infine mi fa piacere che qualcuno ti abbia rincorso e fermato. La perfezione lasciala esplicitare in altri ambiti non in questo contesto.

11:59 AM

 
Blogger c_trullo said...

Tempo fa ho scritto - credo inutilmente - da un'altra parte, questa frase: " La vecchia zia esorta il giovane rampollo a non iniziare a farsi delle pippe mentali (tipica espressione da vecchia zia), elargendo la perla del giorno: le responsabilità non le puoi avvertire, non le senti arrivare, non ti ci puoi preparare. Dice cazzate chi dice il contratio. Le responsabilità le puoi solo vivere, giorno per giorno, ora per ora, cercando di fare il meglio per affrontarle. E la prima regola per fare ciò è essere sempre se stessi, mai quello che gli altri si aspettano da noi. Certo, essere se stessi vuol dire anche cambiare per fare la metà della strada che ci separa dall'altro, ma deve essere una scelta consapevole, voluta, condivisa."
Sostituisci la parola "responsabilità" con la parola "perfezione", modula il senso di quello che ho scritto sulla responsabilità adattandolo al concetto di perfezione, ed ecco elargita anche a te una perla della mia saggezza.
Ed anche io sono felice che ci siano state gambe più veloci delle tue...

5:05 PM

 

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