Chi mi conosce bene sa che dico sempre solo la metà di quello che vorrei dire e solo la metà della metà risulta comprensibile. Il che, lo ammetto, è una valutazione generosa delle mie capacità comunicative.

mercoledì, giugno 7


Questo è un post preventivo, un po’ come la guerra in IRAQ! Tra qualche settimana ci sarà il GAY PRIDE a Torino. Come sarà prevedibile, ci saranno tanti slogan, cartelli, magliette, striscioni contro la Chiesa, contro il Papa e contro il Vaticano. Prima che “L’Osservatore Romano” o qualche ButtiglioneMastellaCasiniFallaci si indigni per la cosa, volevo ricordare a tutti alcune definizioni (solo delle ultime settimane, per altro!) che, a poche settimane dal Pride, non aiutano a distendere i toni o a non alzare barricate. Secondo me si tratta di veri insulti alla mia dignità.

1) “le unioni di fatto sono espressione di amore debole”. Ratzinger (si a lui piace l’amore hard… con catene e fruste!) Non venitemi a dire che “amore debole” non è gia uno slogan, uno sfottò, un luogo comune mediatico e di facile presa tra la massa?
2) “i PACS sono pseudo-forme di matrimonio che minano la verità della natura umana”. Ratzinger
3) “riconoscere le coppie di fatto significa una anti-Genesi, un orgoglio diabolico che pensa di spazzar via la famiglia". Padre Cantalamessa confessore di Ratzinger
4) "E' nella comunione coniugale che si costituisce il 'capitale sociale’, che nella comunità omosessuale non viene neppure iniziato". card.Carlo Caffarra
5) “…convivenze di fatto, convivenze omosessuali contrastano il bene comune, ed espongono la società civile a gravi rischi.”. card.Carlo Caffarra


"Alla fine non ricorderemo le parole dei nostri nemici, ma il silenzio dei nostri amici." Lo diceva Matin Luther King, durante una “guerra di liberazione” simile a quella che è chiamata a combattere oggi la comunità GLBT. E infatti più della posizione prevedibile e antica della Chiesa, quello che mi preoccupa è che al prossimo Pride non ci sia una forte e visibile presa di posizione contro questo tipo di cultura e di sbeffeggiamento. Non NON siamo cattolici e non porgiamo l’altra guancia.
La Chiesa ignora completamente l'ampia ricerca che si è svolta negli ultimi decenni sulla storia e la definizione dell'omosessualità in campo storiografico, psicoanalitico, sociologico, antropologico e preferisce muoversi in una prospettiva culturale che risale alle prime discussioni sull'omosessualità svoltesi negli ultimi decenni dell'ottocento.
E’ un po’ come quando Berlusconi prima delle lezioni ha dato del “coglione” a chi votava sinistra. E’ al stesso tentativo di rendere inferiore e insignificante l’avversario.
Poi la Chiesa si nasconde dietro al dito della tolleranza, dicendoci che “l’omosessualità è tollerata se non viene praticata.” A parte la cattiveria nel negare la sessualità ad altri individui, voglio far presente l’orrore della parola TOLLERANZA che implica un “tollerante” e un “tollerato”. E no cari: non ci stò. Io non sono né meglio né peggio di voi. La mia morale è semplicemente diversa dalla vostra, ma non è né migliore né peggiore della vostra.

A questo punto che maglietta mi metto al PRIDE?

1 Comments:

Blogger c_trullo said...

Vedo che anche tu, come ogni tanto capita a me nel mio blog, sei ossessionato dalla posizione della chiesa su noi gay. Da un lato mi dico che è giusto che quel papa la dica quel che pensa sui temi "etici", visto che ha un ruolo di pastore della cristianità mondiale... dall'altro mi dico che dovrebbe avere l'accortezza e l'umiltà di premettere sempre un "secondo me" e di rivolgersi esplicitamente al suo popolo e non al mio presidente della repubblica. Ciò premesso sono allibito dalla pochezza di spirito e dall'ottusità di questo papa e di questo vaticano; sta di fatto che cerca di condizionare in ogni modo la vita dei cittadini italiani ed andrebbe censurato.
però al pride non mi metterei mai qualcosa con su scritto il nome del papa o similari... meglio una frase tipo "io ti amo, chiunque tu sia" ... ma forse è troppo retorica, anche perchè se tu fossi paparatz io non ti amerei!

8:23 AM

 

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