Chi mi conosce bene sa che dico sempre solo la metà di quello che vorrei dire e solo la metà della metà risulta comprensibile. Il che, lo ammetto, è una valutazione generosa delle mie capacità comunicative.

martedì, maggio 23

Ancora un post di critica musicale, nonostante dai vostri commenti mi si chieda a gran voce qualcosa di più personale!
Domenica sera sono andato al concerto di VASHTI BUNYAN al Container Club di Bologna.
Per chi non la conoscesse vi racconto brevemente la sua “storia”, perché chiamarla carriera sarebbe riduttivo. Nel 1970 Vashti Bunyan pubblica il suo primo disco “Just Another Diamond Day” . Il disco viene prodotto in pochissime copie, mal distribuito, poco adeguatamente promosso: insomma un vero disastro. La delusione per questo risultato porterà al ritiro dalle scene di Vashti, allora incinta e decisa ad allontanarsi completamente dal grigiore della città per trasferirsi con il suo compagno e il suo primo figlio a vivere in una fattoria in Scozia con i loro animali.
Con l’arrivo di internet comincia il passaparola di questa leggenda e gli mp3 del suo disco d’esordio fanno il giro del mondo. Un’icona folk rinasce dalle proprie ceneri e a distanza di trent’anni non solo il disco è un vero e proprio oggetto di culto, ma viene giudicato uno dei 100 album fondamentali della storia della musica inglese secondo l'Observer.
Questo succede all’insaputa della stessa Vasti che isolata dal resto del mondo nella sua fattoria in Scozia non ha neanche il collegamento ad internet. Saranno alcune famose indie star (Devendra Banhart, Piano Magic ed Animal Collective) a contattarla per proporle delle collaborazioni a ridarle la giusta fiducia in se stessa e spingerla a tornare nel 2005 con un nuovo capolavoro “Lookaftering”.
Il concerto non ha fatto altro che confermare in pieno l’immenso talento e tutta l’arte di questa straordinaria folk-singer. Un’esibizione piena di empatia e umana tenerezza: pura e semplice arte folk. Artigianato fatto con le mani e riscaldato con il cuore. Musica fuori dal tempo perché piena di qualità primitive, che non si appoggiano ad una scena o ad una moda. Semplici composizioni scritte per voce e chitarra nell'unica maniera possibile, accompagnando gli arpeggi di chitarra acustica con sognanti suoni di organo, arpa, dulcimer, silofono. Accompagnata da un musicista che, a giudicare dalle occhiate piene di tenerezza di Vashti, potrebbe essere anche suo figlio. La voce è dolcissima, carezzevole, mai sdolcinata, sempre a metà fra il canto e il sussurro. Imbarazzata dagli applausi, ostinata a presentare ogni pezzo magari solo ripetendone il titolo e il tema trattato, continuamente schiva con lo sguardo che si alternava tra i suoi strumenti e il suo musicista. Una vera star!

Voto: 4 stelline (su cinque).

PS: questo blog stà per compiere i primi 6 mesi di vita. Credo che la cosa migliore sia prevederne un gadget, che vi sarà spedito a casa a partire da giugno. Siete pregati di farne ufficiale richiesta specificando il vostro indirizzo!

1 Comments:

Blogger Claudio said...

Giorno!
Hai dimenticato di aggiungere che al concerto era presente anche il musicista Adem, che ha suonato alcuni pezzi da solista all'inizio e accompagnato VASHTI, e il suo presunto figlio, in altri.
Ho scaricato questa mattina Homesongs, il suo primo lavoro da solista. Un album triste ma fatto di una tristezza dentro la quale chi lo ascolta si crogiola e si compiace, tanto quanto sembrava fare il musicista al concerto.
Ballate scarne condite da carillion, campanellini e un'elettronica povera; davanti a certi suoni ci si sente nudi anche con tre maglioni di lana addosso.
A presto
Claudio

1:56 PM

 

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