Chi mi conosce bene sa che dico sempre solo la metà di quello che vorrei dire e solo la metà della metà risulta comprensibile. Il che, lo ammetto, è una valutazione generosa delle mie capacità comunicative.

mercoledì, maggio 16

Ci sono delle cose che si usano da piccoli, che nel corso del tempo sono state sviluppate anche per l’uso da adulti. Pensate ai pannolini. Prima erano fatti solo per la pupù dei neonati e adesso vengono ampiamente utilizzati nelle case di riposo per anziani. Invece altre cose che si usavano da piccoli, misteriosamente (e ingiustamente) sono vietate da adulti. Un esempio? I bambini hanno biciclette con le rotelline e imparano così più facilmente e senza traumi ad usarle. E da adulti? Non esistono ovviamente le rotellone! Ma perché?
Non è un pensiero che nasce dal periodo di estrema calma in ufficio, ma da storie di vita vissuta. Infatti sabato il mio fidanzato mi ha fatto comprare dei scarpini per la mountain bike e domenica mattina ha voluto che facessimo il primo giro insieme. L’idea mi è piaciuta subito perché ho pensato a tutti quelli che vedi in giro, su quelle bici belle e aggressive, con quell’abbigliamento specifico molto figo. E mi sono detto perché non io?
Primo problema: comprare i suddetti scarpini. Decathlon sabato scorso credo fosse la location scelta per le prove generali del family day: c’erano solo famiglie con tanti tanti tanti bambini al seguito. Ora agli occhi di un commesso medio io da solo e con un retrogusto di possibile omosessualità, sono sicuramente meno interessante della famiglia Rossi che deve cambiare il parco bici dei suoi 4 figli. E poi le mamme di solito sfoggiano scollature generose. Impossibile avere la loro attenzione. Ma ad un certo punto mi sono detto: (s)carpe diem! Ho fatto cadere (per sbaglio, ovviamente!) una pila di accessori. A quel punto il commesso più tonto ha abboccato ed è venuto in sostegno, e io mi sono sentito troppo un ragno che va verso la sua mosca caduta nella ragnatela. A quel punto chiedo di questi scarpini e dei relativi attacchi e lui mi da una risposta incomprensibile il cui senso si può tranquillamente tradurre (per mio esclusivo bisogno di chiarezza) come: “esistono tanti attacchi diversi quanti bootleg di Tori Amos. Lei quale vuole?” Ora dico: parlassimo di Tori Amos risponderei sicuro che voglio “Boulder, novembre 1996”, ma parlando di attacchi per pedali non so cosa dire! Il commesso mi abbandona nel momento in cui capisce che sono irrimediabilmente un “cliente difficile” (a quel punto potrei anche appiccare un incendio ma nessuno si avvicinerebbe più; perché questi maledetti hanno un sistema di messaggistica interna, si parlano!) Segue nell’ordine telefonata con il mio fidanzolo che cerca di spiegarmi quello che per me è inspiegabile, pensiero di circa 20 secondi in cui mi dico “lo lascio!”, acquisto di impulso dei primi attacchi che ho avuto sotto mano.
Il giorno dopo Marco mi monta gli attacchi nuovi, sulle scarpine nuove che vanno bene. Mi da il caschetto, i pantaloncini con il supporto imbottito e si parte! Come succede al primo appuntamento, uno ha come massimo obiettivo un po’ di petting; non è che parte con l’intenzione di esplorare le fantasie erotiche più segrete. Io come primo giretto mi aspettavo solo di fare qualche pedalata tra il verde del naviglio della martesana. Mica volevo fare discese e percorsi ad ostacoli. Ma la realtà è più dura. Tali malefici scarpini servono per attaccarti ai pedali, si incastrano con delle molle e per sganciarli devi dare un colpo di tallone verso l’esterno, altrimenti resti prigioniero della bici. Cosa che puntualmente si è verificata al primo semaforo rosso. Quando dovevo fermarmi e liberare un piede per appoggiarlo a terra, tutto ciò non è successo. I miei scarpini si sono ancorati al pedale della bici, con la quale facevo un tutt’uno. Sarà che ero un po’ nervosetto alla vista del tir che mi stava per investire, ma ho pensato che non fosse il momento per capire cos’è l’equilibrio dinamico, e cioè individuare qual’è l’esatto punto del baricentro per non cadere. Ho agitato la gamba fino a sfilarmi la scarpa, o per meglio dire “sfilarmi la bici”. E sono mezzo cascato per terra, superato da una bimbetta bionda ovviamente…in mountain bike. Da quel momento in poi la bici ai miei occhi è stata una specie di Alien famelico. Giusto per dovere di cronaca e per dare il giusto risalto alle mie qualità sportive così ingiustamente sbeffeggiate da questo episodio, va detto che:
- nessuno nasce imparato.
- È bastato usare la bici di Marco che ha i morsetti dei pedali più morbidi (perché più usati) e il problema si è risolto.
- La mountain bike mi garba, e tanto.

Quando siamo tornati a casa io ero un po’ imbarazzato per la mia non superba performance. Ma quando ero sotto la doccia Marco è arrivato con una bottiglia di spumante e, dopo averlo ben agitato, lo ha stappato e io mi sono sentito nel podio come fossi Valentino Rossi o Schumacher.

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7 Comments:

Blogger coniglio_mannaro said...

Cosa avrei pagato caro Ringhio per essere a quel semaforo e vedere la scena ma soprattutto a godermi l'espressione che devi avere avuto in viso! :0)
Certo però che lo spumante agitato e stappato sotto la doccia valeva bene il rischio di farsi investire da quel tir!

11:22 AM

 
Blogger Limbozero said...

Ahahah mi hai fatto morire dal ridere :) Tranne nell'ultima parte che... :) vabbe' lasciamo perdere eheheh

11:48 AM

 
Blogger Bionda said...

Ciao,
sono la bambina bionda che ti ha superato.
Ti aspetto la prossima domenica!
P.S. Puoi specificare che la mia bicicletta non ha le rotelline?

2:32 PM

 
Blogger coniglio_mannaro said...

Ciao bella Bimba Bionda! Ci racconti che faccia aveva lo zio calvo con il pizzetto mentre stava franando rovinosamente al suolo con tutta la sua bici nel momento in cui lo hai superato al semaforo?

4:40 PM

 
Blogger coniglio_mannaro said...

Questo commento è stato eliminato dall'autore.

4:40 PM

 
Blogger genpur said...

Guarda che qui l'unica bimba bionda sono io!:)
Ommioddio che ridere... ci voleva proprio.. anche io sono terrorizzata da quegli attacchi. Richiedono un movimento troppo innaturale all'inizio.
Sfilarsi la bici era l'unica soluzione oltre a quella di appoggiarsi sul capino della bimba bionda!

12:47 AM

 
Blogger c_trullo said...

Perdono, perdono, ma mi è rimasta in mente solo la scena tua sotto la doccia e di marco che sopraggiunge con una bottiglia di spumante in mano... :-) sarà forse perchè la mountain bike è per me uno strumento creato nel periodo dell'inquisizione per far confessare anche le anime più dure come la mia!

8:12 AM

 

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